Sicurezza aziende dipendenti

Il paradigma che ci porta a pensare che la sicurezza possa essere un valore aziendale è il seguente: se un'infrastruttura può dirsi sicura (con tutto ciò che rimane appeso a questo attributo), può dirlo di se stessa, in termini di continuità di funzionamento, anche l'azienda che la usa. e se un'azienda è sicura di funzionare, garantisce ai clienti e ai partner quella continuità di rapporto che è la base di qualsiasi attività economica. banale? non tanto, specie se si considerano alcuni fatti che riguardano le operazioni che avvengono sul campo e che riportano casi di dati persi, di consegne ritardate, di informazioni corrotte, di valori di impresa messi in discussione.

E' per questo che abbiamo ritenuto giusto fare il punto con coloro che forniscono la tecnologia per la messa in sicurezza delle aziende, consapevoli che non si limitano, correttamente, alla fornitura di elementi tecnologici, ma che inquadrano il tema anche e soprattutto sotto l'aspetto sistemico e organizzativo.

Chi si occupa di sicurezza non deve solo conoscere il linguaggio della tecnologia, sapersi districare tra ipsec, vpn e algoritmi di cifra, deve soprattutto comprendere e coniugare i verbi del business d'azienda e saper trovare le soluzioni tecnicamente più efficaci ma che siano in linea con gli obiettivi di business dell'azienda.

La sicurezza, non solo quella informatica, è una situazione ambientale molto particolare, difficile da realizzare, impossibile da ottenere in modo assoluto.

Eppure, proprio perchè è un bisogno primario, un requisito essenziale perchè si sviluppi qualsiasi tipo di relazione, la sicurezza rappresenta una condizione particolarmente critica nelle aziende che ormai affidano ai sistemi informativi elementi vitali del proprio business.

La ricetta di base è nota: da sempre i tre ingredienti essenziali per costruire un sistema di sicurezza sono costituiti da prodotti, servizi e atteggiamenti degli utenti.

Pensiamo per analogia ai sistemi anti-incendio, ci servono rilevatori di fumo ed estintori (i prodotti) ma abbiamo anche bisogno dei pompieri (i servizi) ma nè l'uno nè l'altro da soli possono garantirci se gli utenti individualmente non adottano atteggiamenti virtuosi come, ad esempio, non portare in ufficio sostanze infiammabili o gettare mozziconi di sigaretta accesi nei cestini della carta straccia.

Lo scenario d'offerta della sicurezza non è quindi cambiato, anzi si è ulteriormente definito: chi offre soluzioni di sicurezza deve coprire l'intero orizzonte, dai prodotti ai servizi, alla formazione dei collaboratori e del management.




E ' proprio in questa individuazione delle tendenze e/o dei bisogni che il marketing riveste una centralità propulsiva.
La domanda è: qual è lo stile dominante? In questo momento? E quando lo vogliamo seguire o prendere (se lo vogliamo)?

L'analisi delle tendenze, o dei concept è comunque la più semplice e allo stesso tempo la più rischiosa delle previsioni. Tuttavia la tendenza rimane sempre la direzione da percorrere, è sempre un vettore di indicazione e di intenzione, e come tale una fortissima opportunità, in quanto, in qualunque settore, è un modello di valore investito di realtà.
E' un movimento verso un cambio di prospettiva , verso un oggetto/valore, un nuovo focus che implica un riconoscimento, un raggruppamento, un'identificazione possibile.

Attraverso le tendenze, assistiamo sempre ad un cambio di prospettiva, e le aziende vivono di cambiamenti e di prospettive devono per forza relazionarsi fattivamente alla tendenza identificando quei trend più opportuni da investire/supportare nel mercato.

Tratto dal libro "Marketing ed Innovazione" di Gian Carlo Manzoni, Paolo De Ritis, ed. FAG

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